Sono stato licenziato per giusta causa. Quali sono i motivi che possono giustificare un licenziamento immediato e come posso impugnarlo?

Il licenziamento per giusta causa rappresenta una delle forme piu’ gravi di recesso dal rapporto di lavoro, perche’ presuppone un comportamento del lavoratore talmente grave da non consentire la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto. Non basta, quindi, una semplice contestazione del datore di lavoro: occorre verificare concretamente la gravita’ del fatto, le circostanze nelle quali si e’ verificato, la posizione del lavoratore, gli eventuali precedenti disciplinari, le disposizioni del contratto collettivo e il principio di proporzionalita’ tra condotta e sanzione. La giusta causa puo’ riguardare, a seconda dei casi, condotte particolarmente gravi commesse durante il rapporto di lavoro, violazioni degli obblighi contrattuali, comportamenti lesivi del rapporto fiduciario o fatti che rendano impossibile la prosecuzione del rapporto. La valutazione, tuttavia, deve essere sempre effettuata sul caso concreto e anche alla luce delle tipizzazioni contenute nei contratti collettivi, che possono assumere rilievo nella valutazione giudiziale.

Se ritengo che il licenziamento sia ingiusto, posso contestarlo?

Si’, ma bisogna agire rapidamente. Il lavoratore deve impugnare il licenziamento per iscritto, a pena di decadenza, entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione del licenziamento o dalla comunicazione dei motivi, quando questa sia successiva. L’impugnazione puo’ essere effettuata anche attraverso un atto extragiudiziale idoneo a manifestare la volonta’ di contestare il licenziamento. Successivamente, entro il termine previsto dalla legge, l’impugnazione deve essere seguita dal deposito del ricorso giudiziale oppure dalla richiesta di conciliazione o arbitrato, secondo le modalita’ applicabili al caso concreto.

Quali possono essere i motivi per contestare un licenziamento per giusta causa?

Possono essere rilevanti, tra gli altri, l’inesistenza o l’errata ricostruzione del fatto contestato, l’insufficiente gravita’ della condotta, la sproporzione della sanzione rispetto al comportamento, eventuali vizi della procedura disciplinare, la violazione delle garanzie previste dalla legge o dal contratto collettivo e l’eventuale insussistenza dei presupposti che rendono impossibile la prosecuzione del rapporto. Anche le modalita’ con cui il datore di lavoro ha contestato l’addebito devono essere attentamente esaminate.

Quindi il licenziamento per giusta causa non significa necessariamente che ho perso definitivamente il lavoro?

No. La legittimita’ del licenziamento puo’ essere contestata davanti al giudice del lavoro e le conseguenze di un eventuale accertamento di illegittimita’ dipendono dalla disciplina applicabile al rapporto, dalla data di assunzione, dalle dimensioni del datore di lavoro, dalla natura della violazione e dal regime di tutela applicabile. Per questo non e’ sufficiente stabilire se il comportamento contestato sia stato effettivamente commesso: occorre verificare se quel comportamento fosse realmente idoneo, secondo la legge e la disciplina applicabile, a giustificare la sanzione espulsiva.

Qual e’ la prima cosa da fare dopo aver ricevuto il licenziamento?

Non aspettare. Bisogna conservare la lettera di licenziamento, la contestazione disciplinare, le eventuali giustificazioni presentate, il contratto di lavoro, il contratto collettivo applicato, le comunicazioni intercorse con l’azienda e ogni documento utile. Soprattutto, occorre verificare immediatamente la data di ricezione del licenziamento, perche’ il termine di 60 giorni per l’impugnazione non deve essere lasciato decorrere. Una difesa efficace nasce dalla tempestiva ricostruzione dei fatti e dall’esame della procedura disciplinare: un licenziamento per giusta causa non si difende con una semplice protesta, ma attraverso una precisa verifica della legittimita’ del provvedimento e della proporzionalita’ della sanzione.


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