L’interrogatorio di garanzia rappresenta uno dei primi momenti fondamentali per la difesa della persona sottoposta a misura cautelare. Il giudice verifica la posizione dell’indagato e la difesa deve valutare attentamente se sia opportuno rispondere alle domande, fornire una ricostruzione dei fatti oppure avvalersi della facolta’ di non rispondere. Non esiste una scelta valida in assoluto: la decisione deve essere presa dopo aver esaminato l’ordinanza cautelare, gli elementi posti alla base dell’accusa e la strategia difensiva complessiva. Il silenzio non equivale ad un’ammissione di responsabilita’ e il rifiuto di rendere dichiarazioni non puo’ essere utilizzato, di per se’, come elemento per fondare le esigenze cautelari.
Come possiamo farlo uscire dal carcere? Possiamo chiedere gli arresti domiciliari o il braccialetto elettronico?
In presenza dei presupposti previsti dalla legge, la difesa puo’ chiedere la revoca della custodia cautelare in carcere oppure la sua sostituzione con una misura meno gravosa, come gli arresti domiciliari. Il giudice deve valutare la concreta sussistenza delle esigenze cautelari e la proporzionalita’ della misura rispetto alla gravita’ del fatto e alla pena che si ritiene possa essere irrogata. Gli arresti domiciliari possono essere accompagnati, nei casi previsti, da strumenti elettronici di controllo, previo accertamento della fattibilita’ tecnica e secondo le condizioni stabilite dalla legge. La difesa deve quindi costruire una richiesta concreta, documentando, quando rilevante, domicilio idoneo, situazione familiare, lavoro, assenza o attenuazione delle esigenze cautelari e ogni altro elemento utile a dimostrare che una misura meno afflittiva possa essere sufficiente.
Cosa rischia concretamente a livello di anni di galera?
Questa e’ una delle domande piu’ delicate e non puo’ essere risposta semplicemente indicando un numero. Per comprendere il rischio sanzionatorio occorre conoscere esattamente il reato contestato, la pena prevista dalla legge, le eventuali aggravanti e attenuanti, il ruolo concretamente attribuito alla persona, eventuali precedenti, la forma del tentativo o della consumazione, il concorso con altri reati e il rito processuale che potrebbe essere eventualmente scelto. Inoltre, la misura cautelare non equivale ad una condanna: essere detenuti in carcere durante le indagini non significa essere stati condannati alla pena che viene ipotizzata nell’accusa. Anche la scelta difensiva deve quindi distinguere nettamente tra la fase cautelare e l’eventuale futura responsabilita’ penale. La valutazione seria non consiste nel dire alla famiglia “rischia X anni” sulla base del solo titolo di reato, ma nell’esaminare l’intero quadro processuale e spiegare quali siano, allo stato degli atti, gli scenari concretamente configurabili.
Quindi la priorita’ immediata qual e’?
La priorita’ e’ acquisire e studiare immediatamente l’ordinanza cautelare e gli atti disponibili, preparare l’interrogatorio di garanzia e verificare contestualmente se esistano i presupposti per chiedere la revoca o la sostituzione della misura. La legge consente infatti di chiedere la revoca o la sostituzione della misura quando vengono meno le condizioni di applicabilita’ o le esigenze cautelari, oppure quando queste risultano attenuate e una misura meno grave appare sufficiente.In una situazione del genere, la difesa non deve limitarsi a chiedere “di farlo uscire dal carcere”, ma deve spiegare al giudice perche’ la misura in corso non sia piu’ necessaria o perche’ una misura meno afflittiva sia concretamente idonea a soddisfare le esigenze cautelari.
Rispondi